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Piano paesaggistico, le Madonie alzano il tiro: Cefalù va al TAR, i sindaci chiedono la revoca

27 settembre 2026 · GD Madonie
Piano paesaggistico, le Madonie alzano il tiro: Cefalù va al TAR, i sindaci chiedono la revoca

Dopo settimane di tavoli tecnici senza risultati concreti, Cefalù ricorre al TAR e altri Comuni del comprensorio madonita minacciano di impugnare il Piano. Intanto la battaglia arriva all'ARS.

Si allarga lo scontro tra i Comuni delle Madonie e la Regione Siciliana sul nuovo Piano paesaggistico della provincia di Palermo. Il provvedimento riguarda gli ambiti 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 ed è stato adottato con decreto assessoriale lo scorso 10 giugno. Secondo i sindaci, quei vincoli rischiano di bloccare per anni lo sviluppo delle aree interne.

L'incontro a Palazzo d'Orléans

La vertenza è arrivata al vertice della Regione l'8 settembre. Alla riunione hanno partecipato il presidente Renato Schifani, l'assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato, il dirigente generale del dipartimento Mario La Rocca, la soprintendente di Palermo Selima Giuliano e una trentina di rappresentanti dell'Unione dei Comuni delle Madonie e dei Comuni di Campofelice di Roccella, Cefalù, Lascari e Termini Imerese.

I sindaci hanno chiesto di sospendere il Piano. Il governo regionale ha scelto invece di istituire un tavolo tecnico, senza sospensione e senza modificare i termini per le osservazioni. Il decreto prevede che le osservazioni possano essere presentate entro 30 giorni lavorativi successivi ai 90 giorni di pubblicazione del Piano sull'Albo pretorio di ciascun Comune.

Il caso Cefalù: un PRG approvato appena un anno fa

Il caso più emblematico è quello di Cefalù. Il nuovo Piano Regolatore Generale era stato approvato dall'Assessorato regionale Territorio e Ambiente con decreto del maggio 2025, dopo un lungo iter e tutti i pareri di competenza, compresi quelli ambientali. Secondo il sindaco Daniele Tumminello, il Piano paesaggistico avrebbe dovuto recepire integralmente il PRG. Invece si sovrappone al nuovo strumento urbanistico.

Il sindaco sostiene che in alcune aree dove il PRG prevedeva possibilità edificatorie, i livelli di Tutela 2 e 3 del Piano paesaggistico le azzerano del tutto. Ricorda inoltre che il nuovo PRG aveva già dimezzato, rispetto a quello del 1974, la possibilità di sfruttamento del suolo a fini edificatori. Per questo il Comune ha dato mandato di depositare un ricorso cautelativo entro il 10 settembre, data di scadenza dei termini, e continua a lavorare sulle osservazioni. Presso il TAR pende ora una richiesta di sospensiva promossa da Cefalù.

Tavoli tecnici senza esito

Dopo l'8 settembre gli incontri sono proseguiti. L'11 settembre si è tenuto un tavolo con il dirigente generale La Rocca, la soprintendente Giuliano e funzionari regionali. Il 15 settembre è seguito un confronto con l'assessore Scarpinato.

L'Unione dei Comuni aveva avanzato due richieste: sospendere le norme di salvaguardia fino all'approvazione definitiva del Piano, oppure emanare un decreto di rettifica delle Norme tecniche di attuazione. Secondo quanto riferisce il presidente dell'Unione e sindaco di Geraci Siculo, Luigi Iuppa, nessuna delle due è stata accolta.

Le criticità segnalate sono molto concrete. Riguardano la cartografia di boschi, corsi d'acqua e crinali, e diverse aree finite nel livello di tutela 2. Tra queste ci sono l'area di Tremonzelli, l'area PIP di Polizzi Generosa e le borgate di Petralia Soprana. Preoccupa anche il comprensorio Piano Battaglia-Piano Zucchi, dove le nuove norme rischiano di frenare il progetto di rilancio turistico. È contestato infine l'articolo 20 delle Norme tecniche, che limiterebbe gli investimenti agricoli e artigianali.

Nelle ultime settimane i sindaci hanno scritto di nuovo a Schifani, coinvolgendo anche ANCI Sicilia, i capigruppo dell'ARS e le commissioni competenti. Nella lettera annunciano di voler tutelare i diritti delle proprie comunità con gli altri strumenti previsti dall'ordinamento.

La battaglia arriva all'ARS

Lunedì 28 settembre il sindaco di Polizzi Generosa, insieme ai colleghi di Collesano e Valledolmo, interverrà a un convegno all'ARS per chiedere la revoca del Piano. «Non siamo contro il paesaggio», spiega il primo cittadino polizzano, «ma contro una pianificazione a tavolino, fatta nel chiuso di una stanza di Palermo». I sindaci annunciano che porteranno «carte alla mano» incongruenze e criticità del Piano. Secondo loro, una zonizzazione vincolistica così rigida e diffusa bloccherebbe ogni iniziativa di sviluppo, pubblica o privata. Poiché la revoca in autotutela non arriva, dichiarano l'intenzione di impugnare il Piano per farne dichiarare la decadenza. Il nodo, per loro, è metodologico: il paesaggio è «una costruzione culturale e sociale stratificata» e non si tutela congelando la presenza umana.

La questione è arrivata anche in Assemblea con interrogazioni da schieramenti diversi. Il deputato della Lega Vincenzo Figuccia aveva annunciato un'interrogazione urgente già ad agosto. Mario Giambona, vice capogruppo del Partito Democratico all'ARS, ne ha depositata un'altra. Giambona denuncia il rischio di incertezza e di interventi bloccati, in assenza di un reale coinvolgimento preventivo di comunità locali, ordini professionali e categorie produttive.

La posizione della Regione

Interpellato dal Quotidiano di Sicilia, l'assessore Scarpinato ha ribadito la disponibilità all'ascolto dimostrata dal governo regionale, ricordando i tavoli tecnici e politici promossi. Ha assicurato che le osservazioni continueranno a essere valutate nell'ambito degli strumenti previsti dalla legge.

La partita resta aperta. Si gioca ora su tre fronti: le osservazioni tecniche, le aule di giustizia amministrativa e Sala d'Ercole.

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